Per esercitare le funzioni di imam è chiesta l’iscrizione obbligatori a un albo nazionale istituito presso il ministero dell’interno. Tra i requisiti, anche questa volta verificati dal Prefetto, ci sono la conoscenza dell’italiano, un’istruzione superiore , la condivisione della Carta dei valori e della Cittadinanza  e un attestato di idoneità rilasciato dalla Moschea di Roma.

L’iscrizione viene revocata in caso di condanne penali o se il comportamento dell’imam minaccia l’ordine o la sicurezza pubblica. Chi già esercita la funzione di imam all’entrata in vigore della legge, dovrà seguire a sue spese dei corsi di formazione universitari e farsi rilasciare l’attestato di idoneità dalla Moschea di Roma.

“Questa proposta cova da tempo in seno all’islam moderato e coincide per molti versi con le norme su moschee e imam che in questi giorni sono state annunciate in Marocco. Non si può più accettare una situazione confusa come quella di oggi e lasciare la comunità islamica in mano a persone che fanno danni irrecuperabili” dice Souad Sbai.

Secondo la deputata del Pdl, in Italia ci sono “molto imam fai-da-te, che inneggiano a un islam radicale che è molto lontano da quello della maggioranza degli immigrati musulmani. Queste persone sono pericolosissime soprattutto per le nuove generazioni”.

Ma fino a  che punto uno stato laico può disciplinare la formazione di un imam? “Quello dell’imam è un mestiere. Come i medici studiano, si laureano e si iscrivono a un albo, - dice Sbai - così devono fare anche gli imam. Solo fissando delle regole certe  andremo nella direzione giusta di un nuovo islam in Italia”.
 
26 febbraio 2010
Fonte: www.stranieriinitalia.it