Il ministro dell'Interno e la Lega non vogliono assolutamente che si chiami "sanatoria", ma di fatto in questo consisterà il provvedimento che il governo sta studiando per colf e badanti. L'ipotesi su cui lavorano i tecnici dei ministeri del Welfare e dell'Interno al momento si chiama "Regolarizzazione selettiva del rapporto di lavoro domestico" e dovrebbe essere attuata, a partire da settembre, non attraverso un decreto flussi 2009 con l'indicazione delle quote di assunzioni consentite, ma attraverso un emendamento da inserire nel decreto Anti-crisi.

I requisiti per i datori di lavoro - L'ipotesi allo studio, dunque, consentirebbe ai datori di lavoro che oggi impiegano in servizi per la famiglia o l'assistenza personale un immigrato privo di permesso di soggiorno (che non sono riusciti a far rientrare nelle quote dei Decreti flussi 2007 e 2008) di poterne regolarizzare la posizione. Il primo requisito richiesto ai datori di lavoro sarebbe quello della residenza in Italia da almeno cinque (o dieci, la cifra è da stabilire) anni. Il problema, ovviamente, si pone solo per i datori di lavoro immigrati che negli ultimi due anni hanno presentato ai Flussi decine e decine di migliaia di domande di assunzione per lavoratori solitamente connazionali. Il requisito della residenza è stato sollecitato soprattutto dalla Lega proprio come sbarramento e filtro nel timore che dietro quelle domande si nascondano in realtà ragioni non di lavoro, ma familiari, di amicizia o peggio ancora pratiche illegali. L'altra cosa che sarà probabilmente richiesta ai datori di lavoro è il pagamento di una somma forfettizzata - si parla di 500 euro - da versare una tantum a titolo di condono per il pregresso mancato versamento dei contributi previdenziali.

I requisiti per il lavoratore straniero - Chi potrà beneficiare della regolarizzazione? Intanto è bene ricordare che la "sanatoria" riguarderà (sempre stando alle ipotesi attuali) solo i lavoratori impiegati nel settore del lavoro domestico e dell'assistenza alla persona: quindi colf, badanti e babysitter. Inoltre, l'immigrato da regolarizzare non dovrà avere alle spalle sanzioni penali o espulsioni legate a motivi di sicurezza. Soprattutto, dovrà essere entrato in Italia almeno tre mesi prima dell'entrata in vigore della legge (la legge dovrebbe essere il pacchetto Anti-crisi).

Niente decreto flussi - La via dell'emendamento al disegno di legge Anti-crisi per salvare solo i lavoratori domestici fa tramontare l'altra ipotesi alla quale stavano lavorando i due ministeri; quella di un decreto flussi 2009 da 100mila assunzioni; le domande sarebbero state sempre ripescate da quelle escluse nei due decreti flussi precedenti. Teoricamente, rispetto alle quote bloccate dei flussi, la soluzione al momento preferita potrebbe consentire di regolarizzare un maggior numero di lavoratori attualmente "clandestini".

Le ragioni della svolta - In sede di approvazione definitiva della legge 733, il centrosinistra ha presentato un emendamento per "salvare" i lavoratori domestici irregolari d'Italia (e i loro datori di lavoro) dagli effetti dell'entrata in vigore del reato di clandestinità. L'emendamento è stato bocciato e la legge è passata così come voluta dalla maggioranza. Salvo che, il giorno dopo, dopo la valanga di proteste delle associazioni, delle organizzazioni cattoliche e dei sindacati ci si è resi conto che invece il problema era reale. Così, prima il sottosegretario Giovanardi, poi parlamentari di centrodestra come Tremaglia, quindi lo stesso ministro del Welfare, Sacconi, hanno sollevato nuovamente il problema della regolarizzazione. Un gruppo trasversale di 47 parlamentari di sinistra, centro e destra hanno persino presentato un disegno di legge in due soli articoli per consentire la regolarizzazione dei 360mila lavoratori extra ue rimasti esclusi dalle quote dei decreti flussi 2007 e 2008. Tutte queste proteste, divisioni e iniziative ora hanno convinto il governo a cercare una soluzione che, procedendo a una "sanatoria" nel settore del lavoro domestico, eviti anche le conseguenze penali a cui altrimenti andrebbero incontro centinaia di migliaia di datori di lavoro.

Le esigenze di cassa - L'altra ragione che spinge il governo ad attuare questa sorta di condono è di natura finanziaria. Se si ipotizza una una tantum di 500 euro per, ad esempio, 150mila lavoratori regolarizzati, l'incasso per lo Stato sarebbe di 75 milioni di euro. La somma sarebbe anche molto più elevata considerato che, nell'ipotesi allo studio dei ministeri, il condono non sarebbe limitato ai lavoratori domestici stranieri non in regola col permesso (e dunque anche su contratti e contributi), ma sarebbe esteso anche ai lavoratori domestici italiani per i quali varebbe come percorso legale di emersione dal lavoro nero.

(10 luglio 2009).

Fonte: Metropoli – La Repubblica